Sicilian Poetry

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Pier delle Vigne (1180 - 1249)

Pier delle Vigne was from Vigna in Calabria, studied law at the University of Bologna and served at the court of Frederick II as Chancellor for thirty years. He died a suicide after being unjustly accused of treason and imprisoned. (Perhaps this item would normally be buried in a footnote, but I must tell you that lovely King Frederick had delle Vigne's eyes gouged out as part of his punishment.) This first stanza of his most famous poem is from the collection of poetry of the Sicilian School that was put on the Internet by Francesco Bonomi, cited on the Bibliography Page.

Amore, in cui disio ed ò speranza,
di voi, bella, m'à data guiderdone;
guardomi infin che venga la speranza,
pur aspettando bono temp e stagione;
com'omo ch'è in mare ed à speme di gire,
e quando vede 'l tempo ed ello spanna,
e giammai la speranza no lo inganna;
così faccio, madonna, in voi venire.
Amore, in cui disio ed ò speranza,
di voi, bella, m'à data guiderdone;
guardomi infin che venga la speranza,
pur aspettando bono temp e stagione;
com'omo ch'è in mare ed à speme di gire,
e quando vede 'l tempo ed ello spanna,
e giammai la speranza no lo inganna;
così faccio, madonna, in voi venire.
The following is from the Duecento archive:

	Amando con fin core e co speranza

	  Amando con fin core e co speranza,
      di grande gioi fidanza
      dona[o]mi Amor piu ch'eo non meritai,
      che mi 'nalzao coralmente d'amanza
      da la cui rimembranza
      lo meo coragio non diparto mai;
      e non por[r]ia partire
      per tutto il meo volire,
      sì m'è sua figura al core impressa,
      ancor mi sia partente
      da lei corporalmente,
      la morte amara, crudele ed ingressa.
      La morte m'este amara, che l'amore
      mut[a]omi in amarore;
      crudele, chè punio senza penzare
      la sublimata stella de l'albore
      senza colpa a tuttore
      per cui servire mi credea salvare.
      Ingressa m'è la morte
      per afretosa sorte,
      non aspettando fine naturale
      di quella in cui natura
      mise tutta misura
      for che termin di morte corporale.
      Per tal termino mi compiango e doglio,
      perdo gioia e mi sfoglio
      quando [di] sua conteza mi rimembra
      di quella ch'io amare e servir soglio.
      Di ciò viver non voglio
      ma dipartire l'alma da le membra;
      e faria ciò ch'eo dico,
      se non c'a lo nemico
      che m'à tolta madonna placeria:
      ciò è la morte fera,
      che non guarda cui fera,
      per lei podire aucire eo moriria.
      No la posso [a]ucire, nè vengiamento
      prendere al meo talento,
      più che darmi conforto e bona voglia;
      ancora non mi sia a piacimento
      alcun confortamento,
      tanto conforto ch'io vivo in doglia.
      Dunqua vivendo eo
      ve[n]gio del danno meo
      servendo Amor cui la morte fa guerra,
      e[d] a lui serviragio
      mentre ch'eo viveragio;
      in suo dimin rimembranza mi ser[r]a.
      Rimembranza mi ser[r]a in suo dimino,
      und'e[o] ver lui mi 'nchino,
      merzè chiamando [a] Amore che mi vaglia.
      Vagliami Amore per cui non rifino,
      ma senza spene afino,
      c'a lui servendo gioi m'è la travaglia;
      donimi alcuna spene;
      ma di cui mi sovene
      non voi' che men per morte mi sovegna,
      di quella in cui for mise
      tutte conteze assise,
      senza la quale Amore in me non regna.
The righthand column will be translated.

	Amando con fin core e co speranza

	  I love with a full heart and hope,
      for great joy my beloved
      dona[o]mi Amor piu ch'eo non meritai,
      che mi 'nalzao coralmente d'amanza
      da la cui rimembranza
      lo meo coragio non diparto mai;
      e non por[r]ia partire
      per tutto il meo volire,
      sì m'è sua figura al core impressa,
      ancor mi sia partente
      da lei corporalmente,
      la morte amara, crudele ed ingressa.
      La morte m'este amara, che l'amore
      mut[a]omi in amarore;
      crudele, chè punio senza penzare
      la sublimata stella de l'albore
      senza colpa a tuttore
      per cui servire mi credea salvare.
      Ingressa m'è la morte
      per afretosa sorte,
      non aspettando fine naturale
      di quella in cui natura
      mise tutta misura
      for che termin di morte corporale.
      Per tal termino mi compiango e doglio,
      perdo gioia e mi sfoglio
      quando [di] sua conteza mi rimembra
      di quella ch'io amare e servir soglio.
      Di ciò viver non voglio
      ma dipartire l'alma da le membra;
      e faria ciò ch'eo dico,
      se non c'a lo nemico
      che m'à tolta madonna placeria:
      ciò è la morte fera,
      che non guarda cui fera,
      per lei podire aucire eo moriria.
      No la posso [a]ucire, nè vengiamento
      prendere al meo talento,
      più che darmi conforto e bona voglia;
      ancora non mi sia a piacimento
      alcun confortamento,
      tanto conforto ch'io vivo in doglia.
      Dunqua vivendo eo
      ve[n]gio del danno meo
      servendo Amor cui la morte fa guerra,
      e[d] a lui serviragio
      mentre ch'eo viveragio;
      in suo dimin rimembranza mi ser[r]a.
      Rimembranza mi ser[r]a in suo dimino,
      und'e[o] ver lui mi 'nchino,
      merzè chiamando [a] Amore che mi vaglia.
      Vagliami Amore per cui non rifino,
      ma senza spene afino,
      c'a lui servendo gioi m'è la travaglia;
      donimi alcuna spene;
      ma di cui mi sovene
      non voi' che men per morte mi sovegna,
      di quella in cui for mise
      tutte conteze assise,
      senza la quale Amore in me non regna.


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Last updated 11/11/09